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TEMPIO DI SAN LORENZO | MESAGNE

DSC_1831All’ingresso della città di Mesagne, provenendo da Brindisi, si incontra un piccolo tempio dei primi secoli dell’era cristiana (V-VI secolo d.C.), dedicato a S. Lorenzo martire.

Secondo la tradizione, il luogo di culto sorse resti di un tempio pagano, dedicato a Giano bifronte, ma ancora la tesi non è avvalorata da fonti storiche.

Per certo la Chiesa apparteneva alla diocesi almeno dal 1260 e nel 1575 venne ceduta dall’arcivescovo Bernardino de Figueroa al capitolo della collegiata di Mesagne.

Nel XVI secolo il luogo di culto fu abbandonato e si riprese ad usarlo nel secolo successivo e nella seconda metà del XIX secolo fu usato come deposito comunale. Dopo i restauri avviati nel 1986 la Chiesa è stata riconsacrata e riaperta al culto nel 1998.

La struttura

Il Tempio di San Lorenzo rappresenta, per la sua planimetria e per le sue dimensioni alquanto ridotte (largh. 11 m. – lungh. 14 m. ca), un unicum in tutta la Puglia.

Esso è costituito da tre navate, divise da quattro pilastri quadrangolari sormontati da archi a tutto sesto, che culminano in tre absidi semicircolari disposti a formare un “triconco”. Le absidi sono unite superiormente da una cupola nella parte centrale, con la quale si esprime il mistero della Unità e Trinità di Dio.

Si ritiene che nel XVI secolo sia crollata la copertura originale che venne sostituita con l’attuale volta a botte. Le fiancate furono rifatte nel sec. XVII per allargare le navate laterali.

All’interno, sono ancora visibili tracce di affreschi fra cui quelle di immagini di due sante coronate, datate all’XI-XII secolo.

Significativi, tra gli altri, i resti dell’aureola del Pantocratore, i frammenti di un ciclo pittorico del sacerdozio di Cristo tra i resti dell’ultima cena e quelli della lavanda dei piedi, l’inizio della storia della salvezza con una scena dell’Annunciazione ed un frammento, con lunga iscrizione in greco, che riguarda San Lorenzo Martire.

Un frammento di affresco ritrae due figure regali, che sono state identificate in Giustiniano e Teodora o Costantino ed Elena, figlio e madre, santo il primo solo in Oriente, grande santa, la seconda, in tutto il mondo cristiano.

Colpiscono i due grandi occhi che accomunano le due figure, che manifestano “l’aspetto trasfigurato che i personaggi vengono ad assumere nella vita celeste”.

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