Quando l’orologeria antica è sinonimo di innovazione

La sfida di Breguet a L’Abbaye: accostare a moderne tecnologie lavorazioni rigorosamente «a mano»

orologi Breguet a L’Abbaye

In tempo di crisi, Swatch Group non solo non ha licenziato, ma ha aperto nuove fabbriche: ad esempio Blancpain, Breguet e, pochi giorni fa, Omega. Ma sono pazzi? No, è chiaro: più che rinunciare a manodopera preziosa si è preferito investire per razionalizzare, oggi e domani, la produzione.

Adattandola alle esigenze di ciascuna marca: automatizzazione spinta al limite per Omega, uso più moderato delle tecnologie computerizzate per Breguet. Nella nuova fabbrica si trovano persino attrezzi un po’ vecchiotti, e quando chiedi perché mai, la risposta è spiazzante: «Perché ci consente un maggior controllo manuale su alcune fasi della produzione. E se le macchine ti fanno risparmiare tempo, per alcune lavorazioni non saranno mai in grado di sostituire la mano umana. È una questione di tempo e del suo valore: se per produrre un Breguet ti serve qualche ora in più, la cosa non guasta perché incide su una produzione relativamente ristretta e, in fin dei conti, riesci ad ammortizzare il costo, anche perché nemmeno i concorrenti possono rinunciare all’artigianalità. Ore di lavoro in più su centinaia di migliaia di orologi, invece, vuol dire non poter tenere sotto controllo i prezzi».

Girando per la nuova, modernissima fabbrica di l’Abbaye, minuscolo paesino nel Giura degli orologi, questa sensazione di straniamento temporale è continua. Basti pensare che per molti movimenti, Breguet usa la modernissima tecnologia del silicio, non solo per la spirale (la molla «di riporto» all’interno del bilanciere), come fanno anche altri, ma anche per l’ancora e per la ruota di scappamento — il che è molto più raro. E poi la platina su cui queste componenti sono montate viene rifinita manualmente per effettuare l’anglage, ossia l’operazione di tagli a 45° e lucidatura a specchio tipica della migliore orologeria, necessaria per avere la sicurezza che polveri metalliche residue, i cosiddetti «sfridi», non triteranno i denti degli ingranaggi.

Ancora più impressionante la lavorazione dei quadranti: per incidere manualmente le piastrine d’oro che, poi argentate, faranno da quadrante, viene utilizzata una macchina «fatta in casa» che unisce un modernissimo binoculare elettronico ad un sistema di pantografo «guidato» con mani e piedi, come devono fare i suonatori di organo. Un‘operazione lenta, che richiede un incredibile controllo da parte di un esperto artigiano. E anche questa macchina, che sembra antica, è in realtà moderna: quelle precedenti risalivano ad un centinaio d’anni fa, avevano dimensioni immense e per giunta non offrivano la qualità d’incisione desiderata. Che ogni esperto è in grado di riconoscere e apprezzare.

Approfondimenti sugli orologi svizzeri: recensioniorologi.it

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