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Light Painting

La tecnica di illuminazione si chiama Light Painting e ormai per me è diventata una sfida, difficile ma affascinante!

Light painting è una tecnica di illuminazione fotografica in cui le esposizioni sono fatte spostando una o più sorgenti luminose lungo il soggetto. Richiede quindi di utilizzare ambienti completamente bui, la macchina fotografica istallata su un robustissimo cavalletto, l’otturatore lasciato aperto nella posizione “bulb” ed un soggetto perfettamente immobile. Facile no?

No. Non è facile per niente. E vediamo perché analizzando una per una le diverse componenti che ne permettono la realizzazione.

IL BUIO ASSOLUTO: è difficile da realizzare ma non impossibile. Con un po’ di prove si fa una sufficiente esperienza per capire quando la luce parassita dell’ambiente crea problemi alla nostra realizzazione.

Il buio assoluto quindi è il nostro foglio bianco. Normalmente per far apparire qualcosa su un foglio bianco si usano strumenti di scrittura, o per dipingere, o per disegnare, … matite, pennarelli, colori a olio, pennelli. Per far apparire qualcosa su un foglio nero invece dobbiamo usare qualcosa di luminoso,  che sia visibile, useremo pennelli di luce. Nel buio assoluto esiste già (perché lo abbiamo posizionato noi con cura) il nostro soggetto ma non possiamo vederlo perché non è illuminato.

LA LUCE: o le luci, perché ce ne possono essere diverse, sono delle luci molto semplici, addirittura banali. Possono essere semelici lampadine, o led, o le comuni torcete “cinesi” a led che ormai si trovano ovunque, o qualcosa di più sofisticato come la mia “spada di luce”, sofisticato ma a bassissimo costo.

A proposito di luce occorre precisare che per iniziare, tutte le foto riprenderanno oggetti i persone posizionate con fondali o pareti sostanzialmente molto scuri  o neri addirittura.

LA MACCHINA FOTOGRAFICA: abbiamo già detto del settaggio. Per completare, dato che la tecnica e la moderna tecnologia digitale consentono di sovrapporre fotografie diverse dello stesso soggetto, occorre aggiungere che è molto consigliato disporre di un telecomando. Meno si tocca la macchina, meno vibrazioni si provocano, e maggiore è la probabilità di poter sovrapporre immagini senza avere problemi.

E POI CI VUOLE LA PRATICA: perché è una tecnica basata molto sull’esperienza. A mano a mano che si illuminano soggetti sempre più complessi, si scopre che i materiali illuminati danno risposte completamente diverse fra loro anche solo al cambiare della distanza a cui si esegue il passaggio con il pennello di luce. Si pensi al vetro illuminato in trasparenza, al metallo di una carrozzeria… Poi si comincia a fotografare le persone, ….e si scopre quanto è difficile rimanere immobili, non muovere neanche un muscolo.

Frank Gilbreth Ma si tratta di una tecnica innovativa?

…. mmmm …. Mica tanto!

Pensate che la nascita può essere fatta risalire all’anno 1914 quando Frank Gilbreth , insieme a sua moglie Lillian Moller Gilbreth , utilizzato piccole luci e aperto l’otturatore di una macchina fotografica per monitorare il movimento della produzione e impiegati.

Man Ray , nella sua serie 1935 ” spazio di scrittura , ” è stato il primo noto fotografo d’arte ad utilizzare la tecnica, e Barbara Morgan ha iniziato a fare dipinti di luce nel 1940 . pablo_picasso_luce__jpg_600x0_q85 Nel 1949 Pablo Picasso fu fotografato da Gjon Mili, un fotografo molto innovativo che lo introdusse a questa tecnica.

E da allora Picasso cominciò a dipingere chiuso in una stanza buia con una piccola torcia in mano, naturalmente di fronte ad una macchina fotografica con l’otturatore aperto.

Fra le foto che lo ritraggono durante questa esperienza, la più celebre e famosa è nota come “Picasso disegna un Centauro. Questa forma d’arte sta vivendo un aumento della popolarità, in parte a causa della crescente disponibilità di fotocamere reflex digitali, i progressi nelle sorgenti luminose portatili, come i LED, e in parte anche a causa dell’avvento di siti di condivisione di media attraverso il quale i professionisti possono scambiarsi immagini e idee . In Italia uno dei massimi interpreti del Light Painting è Roberto Traina insieme al suo socio Gian Claudio Di Cecco.

Entrambi sono siciliani, di Palermo, ma Roberto vive ormai quasi stabilmente in Cambogia a Phnom Penh. Io ho avuto la fortuna di conoscerlo, di organizzare dei corsi tenuti da Lui e di fargli esporre una mostra molto affascinante a Padova nel 2013, tutta basata su questa tecnica e dal titolo “Hidden World”, e da lui ho cominciato a sviluppare la mia passione che cresce sempre di più.

A questo punto avrei dovuto scrivere una presentazione, un piccolo profilo di Roberto, ma per me è molto difficile perché credo che la sua continua evoluzione meriti di essere seguita quotidianamente.

Per cui invito tutti quelli che sono interessati a scrivere in Google il suo nome. Usciranno, e potrete guardarli con cura, i suoi siti ed anche la sua pagina FaceBook, in modo confuso ma creativo. Del resto non potrebbe essere altrimenti perché nella sua creatività disordinata alberga il genio.

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