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È un’ingiustizia, però…

Oggi vi racconto una bella storia.

C’era una volta un pulcino, piccolo, nero e abbandonato dalla famiglia. Tra l’altro era anche un tantino sfortunato, perché il detersivo che lo avrebbe potuto aiutare a tornare bianco e candido era finito, o forse chi ne aveva ancora un po’ non voleva prestarglielo. Non si sa.

Questo pulcino piccolo e nero però aveva due palle così.

Continuava a ripetere che “è un’ingiustizia, però”, ma non si dava mai per vinto, e andava avanti ogni santo giorno a lottare contro i dispetti del papero Piero, suo acerrimo nemico, e contro la saccenza del professor Gufo, sempre pronto a giudicarlo, magari solo per il suo aspetto.

In effetti, il giovane pulcino bellissimo non era, ma tant’è…

Questo pulcino piccolo e nero era chiamato da tutti Calimero, non si sa bene perché, forse perché faceva rima.

Un bel giorno Calimero, che andava sempre in giro vestito solo di un guscio d’uovo (ma non un guscio qualsiasi, badate, il suo guscio, quello da cui era nato) decise di dire basta.

Ok, è un’ingiustizia: sono piccolo e nero, è vero, ma magari questa è la mia fortuna.

Com’è, come non è, si mise a raccontare la storia della sua vita, disegnandola.

Sì, perché sarà anche stato uno sfigatissimo pennuto, ma quello lo sapeva fare bene. Di più: non c’era nessuno, alla fattoria, che disegnasse bene come lui.

E anche i testi, alla fine, non erano male.

Forse non ci sperava neanche lui, ma, incredibilmente, le sue avventure piacquero.

Tutti gli animali della fattoria cominciarono a interessarsi alle sue peripezie, ed erano sempre di più quelli che, anche dalle fattorie vicine, acquistavano il giornalino che pubblicava (a puntate, ogni venerdì) le sue storie.

Addirittura, cominciavano a esserci quelli che credevano che quelle avventure fossero la realtà, e s’indignavano contro i cattivi, ergendosi a paladini dello sfortunato pulcino nero. Uno dei più esagitati, un giorno tirò una statuetta raffigurante il fienile al papero Piero che passava di là, per fortuna ferendolo solo di striscio.

Calimero diventò, quasi senza accorgersene, una vera e propria star: tutti lo cercavano, tutti lo volevano, e cominciarono ad arrivare i primi soldini. Il suo primo acquisto, coi nuovi guadagni, fu un guscio nuovo di zecca, di marca, e si concesse anche il lusso di un weekend fuori porta (in città, ché la campagna la conosceva fin troppo bene) con la sua nuova, gialla, innamoratissima pulcina.

Ma a qualcuno quell’improvviso successo del Nostro proprio non andava giù.

Neanche tre giorni dopo essere rientrato dalla breve vacanza, Calimero si ritrovò in Tribunale, citato in giudizio nientepopodimeno che dal professor Gufo e dal papero Piero.

L’intera Assemblea degli Animali ascoltò in silenzio la dura arringa dell’avvocato dei due lestofanti.

Pensate! Ebbero l’ardire di dichiarare che spettavano ad essi, e ad essi soltanto, tutti i proventi derivanti dalle vendite del giornalino perché, cito dagli atti giudiziari del tempo, “se noi non lo avessimo ripetutamente e proditoriamente insultato e schernito nel corso degli anni, Calimero non si sarebbe mai persuaso di essere brutto, piccolo e nero, e, di conseguenza, il suo personaggio non avrebbe mai avuto successo!”.

Lo so, lo so. State pensando che è un’ingiustizia, però…

Purtroppo l’infame Tribunale non fu del vostro avviso. Non solo i giurati diedero ragione all’accusa, ma concessero ai famelici e disgraziati Piero e Gufo lo sfruttamento dei diritti d’autore sul personaggio Calimero per i successivi novemilanovecentonovantanove anni.

Paradosso dei paradossi, Calimero, all’udire la sentenza, sbiancò.

Il Popolo che assisteva al processo, quello stesso Popolo che fino a pochi giorni prima lo aveva osannato, esclamò come un sol uomo: “Visto? Non era nero. Era solo sporco.”

Non ci è concesso sapere se questa storia sia vera.

Sapete com’è: è una cosa di tanti anni fa, io non c’ero ancora e la tivvù non ne ha parlato di recente…

Considerate poi che alcune carte processuali erano mangiucchiate dai topi, e quindi parzialmente illeggibili, e poi, in fondo in fondo, chissà se Calimero disse tutta la verità, nient’altro che la verità, signori della Corte!

D’altronde, su quel furbacchione di Calimero se ne sono sentite tante.

Mi sarebbe piaciuto scambiare due chiacchere con chi lo conosceva bene, (magari ci avrebbe anche chiarito le idee su questa torbida vicenda), ma purtroppo Carlo Peroni, in arte Perogatt, si è spento un paio di giorni fa…

Chi era Perogatt?

Nessuno, senz’altro non il padre di Calimero, secondo il papero Piero e il professor Gufo.

 

http://www.perogatt.com/home.htm

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