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Nema problema!

 

Era il lontano 1989, quando la succinta slovena Jolitza s’incazzava come una iena col povero fante Gabriele Serra, nel primo episodio della mitologica serie “Classe di Ferro”, perché la perfida suocera le aveva appena rivelato che lui “aveva altra fidanzata a Cantù”.

Io avevo appena compiuto otto anni, e capite bene che mi trovavo in quella particolare età in cui si è ancora facilmente plasmabili dalle influenze esterne (ma esiste forse un’età in cui non lo si è?), e la televisione, in questo, è senza dubbio la minaccia più pericolosa…

La semplice, istintiva, ma assolutamente geniale risposta del soldatino barese avrebbe, infatti, da lì in avanti, contraddistinto la mia intera esistenza: “NEMA PROBLEMA!”

Non c’è problema.

Così semplice, cristallino, lineare.

Perché dovrebbe esserci un problema? È chiaro che la mia mamma ti ha detto una bugia, solo perché vorrebbe che mi fidanzassi con una ragazza pugliese come me, che sia esperta di orecchiette fatte in casa e che voglia vivere con me in un trullo per tutta la vita, felici e contenti, no?

E anche se fosse vero (ma non lo è, bada bene!), qual è il problema? Io amo te, giusto?

Nema problema.

Ma quindi, si domandò quel ragazzino di otto anni, è così facile affrontare i problemi?

Il mai abbastanza esecrato apparecchio televisivo gli aveva già fornito la risposta a una domanda che forse era ancora troppo piccolo per formularsi: è facilissimo, basta negarli.

Ormai da molto tempo, nella mia testa e in quella della mia personale esperta di orecchiette fatte in casa (ahimè: ci sono cascato, alla fine…), frullava l’idea di una rubrica, un blog, uno spazio, dove poter liberamente dare pubblico sfogo alle mie perle di saggezza.

Di conseguenza, ho ben pensato di farle progettare e realizzare il Portale sul quale mi state leggendo, che, dietro la maschera di un punto d’incontro tra creativi e aziende, nasconde il suo vero volto: è un’ostrica on line che racchiude le suddette perle.

Con poche migliaia di euro ha realizzato il mio sogno.

Il meno era fatto.

Occorreva adesso individuare un titolo che fosse al contempo accattivante ed esplicativo degli argomenti che pazientemente andrò a illustrarvi nel corso delle settimane, mesi, anni che verranno…

Impresa non di poco conto.

Avevo creato un piccolo sondaggio su Facebook tra gli amici più stretti, proponendo una rosa di nomi e chiedendo anche i loro suggerimenti. Alla fine, ha vinto per distacco quello che era, fin dal principio, il più naturale e logico: “Nema problema”.

Non c’è assolutamente nessun problema per me a buttare giù due volte a settimana un numero imprecisato di righe per esprimere il mio di dentro. Se poi non interesserà a nessuno, sapete già quale sarà il mio commento…

Appunto, bravi.

Non c’è assolutamente problema se sono un po’ a digiuno (questo, per esempio, è un eufemismo: vedete quanto potrete apprendere leggendomi?) di visual design, o se non riesco a descrivere con precisione le mansioni di un account junior. Basta fingere di saperlo.

Basta fingere, quando ti presenti a un colloquio di lavoro, di avere ventidue anni, di essere neolaureato ma di avere già nove anni di esperienza consolidata nel settore, e, nel tempo libero, fare magari un po’ di volontariato, che ci sta tutto. Pazienza se risulti poco credibile, tanto il lavoro non lo avrai ugualmente. Perché esiste un tipo che, non si sa come, è veramente quel mostro che ho appena descritto…

Ma almeno ho fatto un figurone!

Per cui, che problema c’è?

Mi sono costruito quest’immagine: che la vita è un long drink fatto per due terzi di ciò che ti costruisci tu, un terzo di quello che la società t’impone di fare, più un pizzico di culo. Il cocktail non sempre viene bene e allora andrebbe rifatto, ma purtroppo non si può. Hai diritto a una sola consumazione, e c’è una maledetta fila di persone che aspettano al bancone per essere servite anche loro.

Ora che ci penso, forse è proprio così, in onore alla Vita, che è nato lo Sbagliato…

Allora devi essere incredibilmente bravo e capace di distinguere al palato i sapori di quel cocktail che ti piacciono da quelli che vorresti invece sputare, e concentrarti su quello che sai fare, che vorresti e che magari non hai mai fatto, e rifiutare i diktat di una società che vorrebbe portarti verso una rassicurante e distruttiva uniformità di pensiero e di comportamenti (è una frase che ho sempre voluto scrivere, suona bene).

Volete che parli correntemente quattro lingue e diciannove dialetti?

Volete che le reti informatiche e i sistemi operativi non abbiano segreti per me?

Volete che vi butti giù in pochi minuti un saggio breve sul calcolo infinitesimale?

Nema problema.

Vi dico di sì: perché dovrei ammettere di non avere idea di tutto ciò? Perché dovrei sentirmi diverso dai cinquantanove milioni di Premi Nobel (una volta erano Commissari Tecnici, poi si sono evoluti) che popolano il nostro amato Stivale?

Sapeste quanto è bello sentirsi ogni giorno Gabriele Serra che con solo due magiche paroline riconquista l’amata e si perde di nuovo tra le sue braccia…

Io tutto ciò che mi serve ce l’ho già, ed è qui nella mia testa e nella mia valigia legata con lo spago, piena di esperienze che ho voluto fare, mentre vi dicevo che non c’è problema, che, già, è proprio così, mentre nel chiuso della mia stanza e della mia mente partorivo idee e immagini senza dubbio prive di senso ma che, al tempo stesso, mi apparivano di un’originalità disarmante.

Ma come’è che non mi nominano Imperatore di Tutto, mi chiedevo?

Vanità, decisamente il mio peccato preferito.

Fino a oggi era stato forse l’egoismo, ma, dal momento che ho deciso di mettervi a parte di tutto questo, credo di essermene finalmente disfatto.

Che cosa è che so fare così bene?

Ci ho pensato tanto, ci penso ogni giorno che passo su questa Terra, e la risposta è sempre, inequivocabilmente una: nulla.

Proprio così.

Non so fare niente, ma quel niente lo faccio benissimo.

Guardate che non è facile essere un nullafacente. Attenzione, non un fannullone, uno scioperato, un incosciente che vive senza lavorare o sfruttando gli altri: nullafacente sul mio personalissimo vocabolario significa “artigiano del nulla”.

Ogni mattina mi alzo, mi lavo, mi vesto, vado a lavoro, lavoro, torno a casa, faccio la spesa, pago le bollette, esco a bere una birra con gli amici, faccio l’amore con la mia ragazza, vado in farmacia, in posta (posta e farmacie sono tra le mie più grandi passioni, ma questo è un altro argomento).

Sono vivo, sono attivo, sono operativo.

Ma amo il nulla, ed è difficile.

Perché il nulla spaventa, intimorisce, fagocita. Trovarsi all’improvviso in quella stanza buia e gigantesca che è il nostro cervello, in quei momenti in cui non hai impegni materiali cui dover far fronte, doveri o piaceri che siano, può rivelarsi, per chi non ci è abituato, un’esperienza traumatizzante.

Con fatica, ho imparato negli anni a filtrare il nulla, a convogliarlo in forme e colori che mi attraggono, a sfruttare, anzi a cercare, questi momenti di totale abbandono alla persona più importante della mia vita: me stesso. Per questo sono in difficoltà quando mi chiedono quali sono i miei hobbies… Perché non è così scontato essere capito quando rispondo, candidamente: io…

Con molta onestà, devo ammettere che i miei pensieri sono costituiti, novantanove volte su cento, da utopie, idee brillanti ma chiaramente irrealizzabili, teorie mestessocentriche della cui bontà mi convinco immediatamente e che mi lasciano basito su come il Mondo non se ne renda conto, ma debbo dire che non me ne importa niente.

Questo è il mio spazio, che, in via del tutto eccezionale, lascio aperto alle vostre incursioni, ai vostri commenti e dal quale (ah, potere dell’Admin…) eliminerò eventuali critiche o insulti che vorrete gentilmente elevarmi…

La mia Grande Domanda è sempre stata questa: “Riuscirò a vivere, magari a guadagnare, facendo quello che so fare meglio, ossia dicendo tutte le puttanate che mi vengono in mente, e che ho partorito negli anni?”

Beh, con questa rubrica (ormai lo avrete capito, fondata sul Niente), ci sto finalmente provando, e questo per me è già sufficiente.

Se ciò dovesse incuriosirvi, magari tornerete spesso su questo sito e, chissà, forse acquisterete un pezzo di design tipo un posacenere rosa shocking autoestinguente o un vaso da notte autopisciante, ed io ci guadagnerò qualche spicciolo per la mia vecchiaia.

Se, viceversa, le mie stronzate rimarranno per voi tali, e non ci vedremo mai più, ed io resterò solo con la mia tastiera e i miei pensieri, beh… che ve lo dico a fare… Nema problema!

 

 

 

 

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3 total comments on this postInvia il tuo
  1. io non vedo l’ora di leggere le tue profonde riflessioni!!!!

  2. Eheh bell’esordio, sono curioso di leggere in futuro la tua risposta alla Grande Domanda!
    Bella rubrica, a parte gli scherzi, l’essenza del blog è questa.

  3. Grazie Stefano, continuerò a scrivere, ma in quanto alla Grande Domanda…beh, chissà se troveremo mai la Altrettanto Grande Risposta….

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