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bobiniQUE – portacandela

Ph Massimo Bianchi

“bobiniQUE”
portacandela

Il filo. Il legame. Tenere uniti due lembi di tessuto o ricucire qualcosa di “logoro”scucito.
Il filo è da sempre un legame spesso invisibile tra il fisico e l’immateriale, il fil rouge che conduce i rapporti e che aiuta ad unire, a costruire un percorso.La mitologia greca ci tramanda il proverbiale filo d’Arianna, il simbolo di quell’unione che Arianna diede a Teseo per segnare il suo percorso nel labirinto e sconfiggere il Minotauro, ripercorrendo il percorso del filo per uscire indenne dall’ultima sfida a cui sarebbe stato sottoposto. Il labirinto.Camminando “sul filo del rasoio” nella creazione di un altro, il penultimo oggetto della serie “Sartoria” in ceramica. Il filo è stato il punto focale dello studio di questo oggetto, abbracciando il legame insito nella sua fiebile essenza, interessere i rapporti sociali e crearne dei legami.
E qui, che nasce “bobiniQUE”
E’ in tavola, nelle stanze da letto, nella luce soffusa di uno studio di notte che nasce quest’immagine nuova del portacandele.
L’incontro, la convivialità, il focolare.
BobiniQUE si pone al centro della tavola come punto di luce, l’intimità e i rapporti.
Vito Nesta come “sarto” della ceramica aggiunge alla sua collezione la spoletta, vista dal suo particolare telescopio. Intrecciati nella trama come la tela di un ragno, con il loro aspetto iconico, nella memoria di chiunque. Sei porta candele in sei diverse cromie, duttili nell’accoglienza di una lanterna da tè o una semplice candela.

                                                                                                                                                                            Carlo Piras

 

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