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Sanremo 2019

Ieri sera è andata in onda la prima serata del Festival di Sanremo, che ha visto esibirsi tutti i ventiquattro concorrenti in gara.

Una prima serata un po’ lenta e piena di gag comiche non proprio brillanti, ma che tra un cantante e l’altro è stata orchestrata egregiamente da Claudio Bisio, per la prima volta al Festival ma in forma come non mai, da Virginia Raffaele, per una volta nei panni di sé stessa e da Claudio Baglioni, già direttore artistico della scorsa edizione.

Tantissimi gli ospiti: Andrea Bocelli e il figlio, che si sono esibiti insieme sulle note di Follow me, Pierfrancesco Favino che si è dato al musical con Virginia Raffaele, Giorgia che con la sua voce ha stregato l’Ariston. Un po’ sottotono invece Claudio Santamaria, che sul palco per un omaggio al quartetto Cetra non ha brillato come gli altri ospiti.

Tra le esibizioni c’è stato tempo anche per un momento dedicato alla memoria di Fabrizio Frizzi, che proprio ieri avrebbe compiuto 61 anni. Per lui tutto l’Ariston si è alzato in piedi, in un ricordo emozionante e sentito.

Lo spettacolo è continuato fino all’una passata e a fine serata è arrivata la tanto attesa classifica parziale, data dal voto del pubblico.

La classifica vede Mahmood, Achille Lauro, Nino D’Angelo, Einar, Ghemon, Motta, Ex Otago e Zen Circus nelle ultime posizioni; Enrico Nigiotti, Federica Carta e Shade, Boomdabash, Negrita, Paola Turci, Anna Tatangelo, Patti Pravo e Arisa a metà classifica e infine Ultimo, Loredana Bertè, Daniele Silvestri, Irama, Simone Cristicchi, Francesco Renga, Il Volo e Nek nelle prime posizioni.

Tra il serio e il faceto, e dando ragione a Luca Dondoni, che nel Dopofestival ha detto che secondo lui “la classifica è stata fatta dal mago Zurlì”, anche noi abbiamo voluto dare il nostro contributo. Ecco qui le nostre prime personalissime impressioni sui ventiquattro cantanti in gara:

I top

Ottima performance quella di Simone Cristicchi, che si è assolutamente meritato il top della classifica parziale (e un po’ da lui ce lo aspettavamo). Emozionanti anche Daniele Silvestri e Rancore, che hanno portato un testo attuale sui giovani e la tecnologia, senza scivolare mai nei luoghi comuni.

Quelli fedeli a sé stessi

Stile che vince non si cambia. E quest’anno finalmente qualcuno l’ha capito. Immensi The Zen Circus e Motta, che hanno saputo portare la loro identità sul palco dell’Ariston senza cadere nella trappola del brano Sanremizzato.

Temi importanti per loro, in questo periodo politico così delicato. Probabilmente non vinceranno, ma i fan ringraziano.

Non hanno perso il loro smalto nemmeno i Boomdabash, che con Per un milione sono riusciti a portare sul palco il loro amato Salento insieme a una bella ventata di allegria, necessaria dopo una sfilza di canzoni un po’ troppo pesanti.

Quelli fedeli a sé stessi, ma forse un po’ troppo.

Prendi la tua solita canzone, cambia più o meno il testo e proponila a Sanremo. È questo il caso di Francesco Renga, di diritto anche tra le stecche, e di Nek, il rocker dalle influenze elettroniche (ma solo nella testa di Claudio Bisio) che ormai propone la stessa identica canzone da quando andavo in terza elementare.

Quelli che forse meritano un secondo ascolto…

Loredana Bertè, Ultimo, Enrico Nigiotti, Ex Otago, Ghemon, Arisa, Paola Turci. Le canzoni che mi sono rimaste un po’ meno in testa, rimandate nel giudizio alla seconda serata.

I brani “Sanremizzati”

Prendi una delle tue solite canzoni e modellala fino allo sfinimento secondo i dettami dello stile sanremese.

È questo il caso (ahimè) dei Negrita, rocker negli outfit ma poco nel brano, con un bel testo ma dal ritmo un po’ moscio per essere una loro canzone. Stessa sorte per Il Volo, che però con la solita canzoncina piace al pubblico e punta subito al podio. Chissà.

Le stecche

Seconda meritata categoria per Francesco Renga e prima e unica di Anna Tatangelo, di cui ricorderemo solo che la sua è stata l’esibizione numero 2000 di tutto il Festival di Sanremo. Problemi di audio? Speriamo.

I no

Einar, Irama, Federica Carta e Shade starebbero meglio in un talent show per adolescenti. No anche per Nino D’Angelo, che ha praticamente canticchiato, anche se Livio è una bella scoperta. Un sonoro no ad Achille Lauro e Mahmood, perché la trap a Sanremo no, non ci siamo, e per Briga e Patti Pravo.

Il Dopofestival

Parlando di Dopofestival, permettetemi di togliermi un sassolino dalla scarpa. Passi (ma per finta) qual è scritto con l’apostrofo sul cartellone di Anna Foglietta, perché si è accorta poco dopo dell’erroraccio, ma, cara Melissa Greta Marchetto, chiamare la canzone di Battisti Motocicletta e non Il tempo di morire è uno scivolone degno di quello di Sabrina Impacciatore a Sanremo 2018.

E adesso facciamo un gioco…

Siete d’accordo con la nostra classifica? Volete commentare con noi il festival in diretta? Seguite i profili Instagram @designmedotit e @visitmesagnecuordisalento e rispondete alle domande nei sondaggi!

 

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