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Gianluca Peluffo

Alla vigilia dell’appuntamento con la Milano Design Week, l’architetto Gianluca Peluffo mette l’accento su una formula che tende a rapportarsi alla città e ai suoi luoghi come un contenitore da riempire con varie installazioni e progetti di design che impongono il loro linguaggio invece di integrarsi con esso.

È fuori discussione che il Fuorisalone e la Design Week siano l’evento collettivo e diffuso di design più importante al mondo. Milano è al centro della scena internazionale, ma deve cogliere l’occasione per porre al centro dell’attenzione il territorio e le sue specificità.

Mi chiedo però quanto della città traspaia dalle migliaia di installazioni e progetti che si imporranno nelle strade milanesi la prossima settimana. E non lo dico solo rispetto a Milano, ma pensando Milano come finestra della Cultura italiana, in senso può collettivo e comunitario” Gianluca Peluffo, architetto di fama internazionale con all’attivo importanti interventi realizzati nelle principali città italiane e ad, Istanbul, Marsiglia, Tangeri e Il Cairo, mette le mani senza esitazioni su un filo scoperto nella grande macchina organizzativa della Milano Design Week.

Secondo l’architetto Peluffo, infatti, se è vero che i progetti e gli oggetti al centro degli eventi del Fuorisalone vanno considerati come il meglio dell’elaborazione di design, è altrettanto vero che si tratta, per lo più, di opere che raramente traggono ispirazione dal contesto culturale milanese italiano, limitandosi a usarlo come spazio da “riempire” con l’espressione della personalità e della creatività dei designer.

Non vorrei essere frainteso: riconosco pienamente il valore della creatività e la passione che ruota attorno al design, specie durante la Milano Design Week. A mio modo di vedere, nessun progetto può prescindere dalla personalità e dal vissuto dell’architetto o del designer” – spiega Gianluca Peluffo. “Tuttavia, per me e nel mio lavoro il punto di partenza dell’atto creativo è sempre quello di porsi come spettatore e interprete del territorio, del paesaggio, inteso nel senso più ampio, per incorporarlo nel progetto.

Per l’architetto Peluffo, Milano potrebbe fare un salto di qualità se dal rango di contenitore e capitale temporanea del design passasse a un approccio al Fuorisalone più sistematico e ragionato come quello da lui adottato in architettura.

Sarebbe un vantaggio per Milano se il Fuorisalone non partisse da un “foglio bianco”, ma contenesse da subito un progetto, una visione coerente in grado di raccordare gli elementi persistenti e specifici di identità della città a un’idea del suo futuro.” – conclude Gianluca Peluffo. “Nei progetti, i luoghi esistono come materia e anima da interpretare nella contemporaneità e il nostro compito è renderli espliciti attraverso il linguaggio dell’architettura.”

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