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vestiti di carnevale

I vestiti di Carnevale si ispirano sempre di più all’horror e sono tanti gli italiani che amano Halloween: perché siamo affascinati da ciò che ci spaventa.

 

vestiti di carnevale

 

Ogni anno i vestiti di Carnevale sono sempre più ispirati al mondo dell’Horror e del macabro, richiamando personaggi dall’oltretomba o zombie. Ugualmente la festa più macabra dell’anno, Halloween, sta riscuotendo sempre maggiore successo anche in Italia: anche quest’anno le città saranno invase da streghe, fantasmi e zucche dallo sguardo assassino. Ma perché ne siamo così affascinati?

 

Una possibile spiegazione scientifica è che questa ricorrenza – così come gli altri appuntamenti con il terrore, per esempio le serie tv horror oppure i film – ci permetta di contemplare le cose che più ci terrorizzano in modo sicuro, ironico e distaccato e senza pericoli di alcun tipo.

Nella notte di Halloween, come anche durante il Carnevale, zombie e spiriti maligni vengono per lo più derisi e privati della loro carica terrificante: ci bussano alla porta, possiamo prenderli in giro e criticare il loro buffo travestimento. Succede allora che le incarnazioni delle nostre paure diventano più vulnerabili e quindi meno terrificanti.

 

Secondo uno studio recentemente condotto in merito, il cervello sembra rendersi conto soltanto in parte che quello a cui stiamo assistendo (un film dell’orrore, o una parata di finti “mostri”) è una mera finzione. Quando qualcosa ci spaventa, viene immediatamente processato dall’amigdala, una piccola struttura cerebrale a forma di mandorla che entra in gioco in caso di forti emozioni.

 

L’informazione terrorizzante attiva quindi due diversi percorsi nel cervello:

  1. Quello che vedo non è reale

Da un lato, lo stimolo raggiunge lentamente i lobi frontali, dove viene analizzato in modo razionale e “svuotato” della sua carica terrorizzante. In quel momento la nostra mente ci permette di concludere che non stiamo rischiando alcun pericolo e che quello davanti a noi non è che un attore di truccato.

  1. Stai attento!

Dall’altro lato però, l’amigdala attiva anche una reazione più rapida e primitiva, che ci tutela nel caso – remoto – la minaccia che abbiamo visto possa rivelarsi vera. Nel giro di 3 secondi il cervello stimola il rilascio di una trentina di diversi ormoni che favoriscono lo stato di allerta: aumenta la produzione di insulina così come il livello di zuccheri nel sangue; il respiro si fa affannoso per incamerare più ossigeno, il cuore batte più velocemente per pompare sangue ai muscoli. Ci sentiamo sulle spine e pronti a scappare: le pupille si dilatano per vedere meglio al buio e iniziamo a sudare per abbassare la temperatura corporea.

 

In conclusione l’attrazione irresistibile e quasi magnetica che il mondo del terrore esercita su di noi potrebbe derivare da questo cocktail di attivazione fisica unito alla consapevolezza che in realtà, non c’è nulla da temere. Tra gli ormoni rilasciati quando abbiamo paura troviamo anche endorfine e dopamina, che in caso di emergenza dovrebbero aiutarci ad affrontare il dolore derivante da potenziali ferite, ma quando tutto va bene contribuiscono, semplicemente, a generare uno stato di piacere ed eccitazione.

 

 

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