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irestidibisanzio#1

INVISIBILI PROVINCE #1

presenta

 tra i migliori film del 2014 secondo Filmcritica  ed Alias/il Manifesto

I RESTI DI BISANZIO

di Carlo Michele Schirinzi

“scaglio sassi al mare a frantumar riflessi annego gli occhi giù sino al fondo”

I resti di Bisanzio non è un ritratto del Salento, tantomeno della Puglia, non vuole essere una strizzata d’occhio al sud d’Italia o del mondo, non si arruffiana alle questioni meridionali e non spalleggia i rinnovati interessi mediterraneocentrici: è solo una radiografia intima di quella zolla geografica chiamata Capo di Leuca, tanto intima da risultare privata, pornografica, tanto da escludere paradossalmente la visione pubblica – se l’occhio è quello bendato dal gusto esotico –, da eludere gli astanti che non nutrono dubbi ed hanno gambe forti e ben salde, impettiti e non disposti a farsi trascinare giù, sempre più giù nel fondo più profondo degli abissi carnali che ardono sotto le nostre stesse ceneri.

PROIEZIONE

Torino_CINEMA CENTRALE_mercoledì 27 maggio, ore 19:30 / presenza dell’autore

https://www.facebook.com/invisibileprovince?fref=ts

https://www.facebook.com/pages/I-resti-di-Bisanzio/327613140726106?fref=ts

FILM FESTIVAL

50° Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro – Concorso Pesaro Nuovo Cinema , Pesaro 2014

3° Salerno Doc Festival , Salerno 2014 – 1° Premio

39° Laceno d’oro – Nuove Visioni , Avellino 2014

12° DocLisboa – New Visions , Lisbona 2014

3° Crossroads / Biforcature , Pavia 2014

16° Festival del Cinema Europeo , Lecce 2015

CAST AND CREDITS

Scritto e diretto da: Carlo Michele Schirinzi

Direttore della fotografia, operatore: Carlo Michele Schirinzi

Montaggio e color correction: Carlo Michele Schirinzi, con la supervisione di Andrea Facchini

Musiche originali: Gabriele Panico

Suono: Valentino Giannì, Alberto Piccinni

Montaggio suono: Valentino Giannì

Missaggio: Marco Saitta

Parole scritte, imbastite, urlate: Carlo Michele Schirinzi, Mauro Marino

Assistente alla regia: Gabriele Quaranta

Locations, scenografia e costumi: Carlo Michele Schirinzi

Produzione: Kama soc. coop. a.r.l. / Gianluca Arcopinto

Produzione esecutiva: Gabriele Russo

Organizzazione generale: Gabriele Russo, Carlo Michele Schirinzi

Lingua: italiano

Sottotitoli: inglese

Durata: 80’

Colore: colore

Suono: mono/stereo

Screen ratio: 16/9

Formato di ripresa: HDV

Formato di proiezione: DCP, Blu-ray

Paese: Italia

Anno: 2014

Interpreti principali: Stefano De Santis (C, piromane visionario), Salvatore Bello (S, bandista cifotico), Fulvio Rifuggio (R, ex benzinaio apatico), Aldo Immacolato (1° turista clandestino), Guido Casciaro (2° turista clandestino), Claudio Riso (3° turista clandestino), Romano Sambati (terrorista culturale in torre d’avvistamento), Mariangela Lia (ragazza in camera), Marcello Ciullo (cadavere clandestino in mare), Imperia Bartolomeo (madre di C), Giancarlo Caprioli (padre di C), Luigi Schirinzi (maestro falegname)

SINOSSI

C non ha stimoli dal quotidiano e condivide questo malessere con due amici, S, bandista del paese, ed R, exbenzinaio che vive apaticamente tra le mura della sua spoglia dimora.

Da quest’ultimo, C preleva scolature di carburante per realizzare il suo sogno: bruciare il presente che non gli appartiene.

C ha continue visioni incendiarie, effimere ed impotenti perché soltanto immaginate dalla sua mente ed affrescate nei suoi occhi. Intanto tre “turisti” approdati sulle rive adriatiche si perdono nel Capo di Leuca tra luoghi abbandonati dalla Storia, ruderi architettonici e macerie sociali mentre un terrorista culturale, chiuso in una vecchia torre costiera, imbastisce parole che forse nessuno leggerà.

“Un viaggio senza senso,

un’urgenza di vuoto

– da foga iconoclasta bizantina –

(nella storia e nella geografia dei personaggi),

un ciclico ritorno

ed un vagar per scene ed immagini come il perdersi

nei tasselli musivi calpestati d’Otranto”

C. M. Schirinzi

irestidibisanzio#1

Premessa

La presa di coscienza della forza illusoria delle immagini religiose e la consequenziale rabbia iconoclasta che si scagliò contro di esse nell’antica Bisanzio, sono la premessa a tutto.

I monaci scampati dalla furia approdarono in queste terre, scavarono eremi e vi dipinsero icone dando origine ad un’intima dimensione sacra: madonne private pronte a soddisfare ogni loro esigenza.

Iconoclastia è lotta feroce contro l’apparenza, l’inganno, il miraggio, in altre parole, contro ogni falsità.

Il film

Una terra condannata a lievi spostamenti tellurici, a guerre inventate, a fortificazioni inutili, a vani attracchi, a finti abbagli culturali: il film è un intimo ritratto del Basso Salento dedicato a chi è naufrago nella propria vita.

Non c’è storia ma azioni. La Storia è già stata e i personaggi sono rimasti fuori, esclusi a loro insaputa, non sappiamo se a danno o per fortuna (l’ultimo atto storico fu nei primi anni 90 quando l’Adriatico vomitò il grande sbarco albanese, lo stesso Adriatico che cinquecento anni prima portò i turchi a compiere l’iconoclastia umana ad Otranto).

Il protagonista – eremita senza tempo, contemporaneamente invasore ed invasato – inala l’ossigeno che solo le immagini incendiarie riescono a donargli: è un piromane visionario ed impotente…non riuscendo a creare, con occhi e mente distrugge.

Il film vuol ritrarre l’assenza d’identità di questo luogo, identità che oggi si cerca dannatamente di costruire senza tener conto del quotidiano spietato che si srotola sotto i nostri occhi lasciandoci in balìa del tempo che fugge, stranieri nella nostra stessa casa: accasciati dal pattume odierno, non ci curiamo del marcio che scorre come un fiume impazzito tra le rocce carsiche nascoste sotto la terra degli ulivi secolari.

Scontrarsi col dramma non vuol dire ‘raccontarlo’: è una continua ed estenuante battaglia che non dà tregua perché contro ogni forma di storia, contro il voler a tutti i costi dare un sol senso, incanalare in un’unica rotta.

Il film non vuole essere consolatorio o anticonsolatorio ma documentare un caos d’affetti, un’implosione di sentimenti in grado di percuotere il contemporaneo con le sue stesse armi: la vita non si racconta ma si attraversa, a volte senza direzione poiché il reale non appartiene alla Storia – i ricordi sono immagini –, la Storia è appiccicata dopo, quando l’incendio ha ceduto il posto alla cenere. Se il reale è incendiario, è con il fuoco che bisogna catturarlo, con l’immagine già satura di secolare dramma.

…chiudere gli occhi e non ascoltar parole è un diritto di chiunque, un diritto di critica alla galoppante globalizzazione, ai catastrofici tentativi di omogeneità ed alle, ancor più gravi, urgenze di nuove identità.

locandina

CONTATTI

Indirizzo: Corso Dante 116, 73040 Acqurica del Capo (Le) – Italia

E-mail: carlomicheleschirinzi@yahoo.it

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