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Nell’aria, profumo di pappa al pomodoro, di ribollita, di pasta e lenticchie.

Toscana.

Tutto intorno, la cornice del Palazzo Reale, alle nostre spalle la Madonnina.

No, è Milano.

Davanti agli occhi, un critico d’arte per professione, polemista per vocazione e incantatore per passione. Con lui, una scrittrice che ha raccontato di cene delle meraviglie e di tipi italiani, e un’ex deputata che ti scruta nascosta dietro il fascino ambiguo di quel certo non so che.

Ma soprattutto, tra loro, un bugiardo di professione.

Sembrerebbe l’inizio di un film, o l’incipit di un surreale libro ambientato tra il verde delle colline del pistoiese e il grigio della metropoli.

E forse lo è.

Il bugiardo di professione è, infatti, Giacomo Bulleri.

Classe 1925, toscano di Collodi (ma guarda un po’…), cuoco da una vita, milanese per scelta e per lavoro, sogna e ama New York.

E, da oggi, anche scrittore.

“Ricette di vita”, le sue, che danno il titolo all’opera edita da Bompiani e presentata oggi, in un incontro condotto da Camilla Baresani, al “Giacomo Caffè” di Palazzo Reale.

Sì, il “signor Giacomo Caffè” è sempre lui, non è una fortunata coincidenza…

A Milano dal 1958, dopo aver aperto il primo ristorante in via Donizetti, Bulleri si è pian piano imposto come uno dei capisaldi del mondo della ristorazione milanese, con tre ristoranti, un caffè, una pasticceria e l’esperimento della “Tabaccheria”, vera e propria boutique dei sapori provenienti da tutta Italia.

A ottantotto anni, continua a essere semplicemente “Giacomo”, quel ragazzo partito da Collodi per portare avanti una passione, e continua a vivere di e per la cucina, a sperimentare senza dimenticare mai i sapori e i profumi della tradizione…

La sua tradizione: quella legata non solo alla terra, ma anche al tempo, da vivere intensamente e da apprezzare come se non dovesse passare mai, oppure svanire in un attimo.

E ciò non appare strano per nulla, per uno che scrive che “la vita è donna, e occorre farsela tutte le volte che si può… sennò che gusto c’è?”.

E soprattutto, che non si butti via nulla… Della vita, certo, ma anche in cucina, come ricorda Vladimir Luxuria che gli sta al fianco.

Va spesso a cena da Giacomo, Vladimir: il suo ristorante è quasi una tappa obbligata per i suoi soggiorni milanesi, è come un talismano, un porto sicuro nel quale ha, nel corso degli anni, definito insieme agli editor della Bompiani gli ultimi dettagli delle sue pubblicazioni.

Destino comune, in verità, anche ad altri autori della casa editrice milanese, tutti dirottati (e felici di esserlo) dalla direttrice editoriale Elisabetta Sgarbi, che ha reso la sala di Giacomo sempre più un tinello letterario di una cucina sempre aperta, non solo al cibo per lo stomaco ma anche a quello per la mente…

Se avete letto le righe sopra, chi sia il critico d’arte dalla favella pronta è oramai il segreto di Pulcinella.

“Questo libro l’ho scritto io”.

Ecco l’esordio del Vittorio nazionale, e già s’intravede fra gli astanti qualche faccia perplessa…

No, state tranquilli.

“Ricette di vita” è tutta farina del sacco di Bulleri, ma Sgarbi è un convinto “giacomista” dei nostri tempi. Continua e persegue l’opera di Giacomo: ama le donne, non sazia mai la sua curiosità, prova a vivere il suo tempo sempre al massimo, come se “il giorno fosse sempre feriale e la notte sempre domenica”…

Come Giacomo, guardando sempre avanti ma non vergognandosi di guardare indietro…

È alla costante ricerca dei tanti “giacomi” sparsi in tutta Italia, magari nella sua Bassa, magari in certe osterie di Brescello, di Gualtieri, di Guastalla, dove ancora ti servono il lambrusco in una tazza di terracotta…

Una ricerca del tempo perduto, un viaggio nel futuro alla rovescia.

Ed entrando da Giacomo, ci avvisa Sgarbi, si entra nel passato.

Renzo Mongiardino realizzò gli interni del primo, storico, “Giacomo”, quello di via Donizetti, ed è quanto meno singolare che il primo ristorante “d’architettura” in assoluto sia “La Grotta”, opera del noto designer Dino Gavina, si trovi a Mongardino, nel bolognese…

Un’assonanza che può esser coincidenza come può esser destino: fatto sta che il gusto di un’architettura che punta a una delicatezza quasi da decoratore, alla ricerca di un equilibrio tra le proporzioni e a una spiccata sensibilità per il particolare, si ritrova anche nell’opera degli architetti Roberto Peregalli e Laura Sartori Rimini, che hanno curato l’arredo degli altri locali giacomini di Milano.

Un luogo, “da Giacomo”, che viene naturale considerare casa propria: con le dovute controindicazioni, avverte Sgarbi. La sorella non è una semplice habitué. Lei vive da Giacomo, ci passa ogni sera e, poco a poco, ha preso un ristoratore e l’ha reso scrittore

“È più fedele a Giacomo che a se stessa”, chiosa Sgarbi.

Ma, di là dagli aneddoti, Vittorio ci racconta di un libro delicato, dal gusto leggermente retrò.

Un libro di cui ha grande invidia e che al tempo stesso riconosce e sente anche come proprio, perché racconta una vita che non è la sua, ma potrebbe benissimo esserlo…

Un percorso non scevro da arguzie, dalle nuances letterarie molto particolari, con una forse inaspettata contemporaneità, fatta di diversi aspetti, che ha riscontrato nell’opera di Bulleri come in quella di un altro autore contemporaneo, un genio della comunicazione che sta provando a cambiare il mondo: papa Francesco

Non sembri azzardato il paragone, né blasfemo: Francesco e Giacomo sono i due santi letterari di questo tempo.

Parola di Sgarbi: c’è da fidarsi.

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