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Sator

Se qualcuno gli chiedesse quanto tempo ha richiesto la stesura di una delle sue intriganti rime, il poeta elbano Savino Carone potrebbe rispondere: in senso lato, tutta una vita. E direbbe il vero. Per distillare i versi raccolti nella silloge “Sator”, appena pubblicata dall’editore Lupi di Sulmona (AQ), sono stati necessari la somma casuale di eventi, lo stratificarsi di vissuti, l’imprimersi di immagini nella memoria, echi di suoni e parole, emozioni di luoghi, suggestioni letterarie e altro, lungo tutto l’arco della sua esistenza.
La raccolta prende il titolo dal primo dei cinque palindromi che compongono l’Arcanum Quadratum, una misteriosa iscrizione latina, oggetto di frequenti ritrovamenti archeologici, che può leggersi da sinistra verso destra o viceversa oppure dall’alto al basso o alla rovescia: sator, arepo, tenet, opera, rotas.

Il significato resta tuttora un enigma che alimenta da secoli le più sofisticate interpretazioni: letterale, simbolica, numerologica, cabalistica, filosofica e teologica, considerate singolarmente o nella loro concatenazione.

Un po’, come la poesia di Carone, che (sono parole del prefatore, lo scrittore Giovanni Schiavo Campo) «si presenta anche come una sfida al lettore perché, contro la cattiva abitudine alla pigrizia, metta in campo i mezzi di decifrazione a sua disposizione alla scoperta di nessi e sottesi alla poesia». L’opera si articola in quattro parti: Arepo Tenet, Opera Rotas, Arcanum Quadratum e le considerazioni (in prosa) su “Finnegan Wake” di James Joyce. L’ultimo, magmatico, romanzo del genio irlandese, la cui traduzione completa in italiano uscirà nel corso del 2019, contiene a detta dell’autore di “Sator” «tutto ciò che mi pare, forse non con assoluta chiarezza, ho voluto esporre riguardo alla autentica natura della Poesia».

L’opera si apprezza per la ricerca stilistica, la varietà di strutture metriche (dal sonetto al verso libero fino alla composizione figurativa, dove la disposizione dei versi assomiglia alla gonna della donna evocata), la ricchezza semantica, la densità concettuale e la molteplicità dei temi. “Sator” comprende una quarantina di liriche, alcune inedite, altre già pubblicate nelle due precedenti raccolte: “La coda del Logos” (2012) e “Arbor mirabilis. Poesie in forma di romanzo” (2014), apprezzata anche dal compianto Andrea G. Pinketts in occasione della presentazione a “Le Trottoir alla Darsena” a Milano.
Savino Carone è nato a Barletta, si è formato a Roma e vive e lavora all’Isola d’Elba. Ha pubblicato Ogni maledetta mattina, raccolta di articoli giornalistici; due guide dedicate alle miniere dell’Isola d’Elba, Calamita e Vallone e Breve visita al Compendio Minerario di Capoliveri. Di recente si è classificato terzo al Premio internazionale «Salvatore Quasimodo» a Tivoli.

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