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Goldschmied & Chiari: Tre studi per un ritratto

Invitate a realizzare la terza opera di Galleria Cracco, Goldschmied & Chiari presentano in anteprima una serie di “specchi” dal titolo Tre studi per un ritratto (2019), parte del progetto di ricerca Untitled Portraits al quale le artiste lavorano dal 2014.

Soggetto dell’opera sono danze nebulose, quasi incorporee, di “fumi” colorati sprigionati dall’uso di fumogeni, conseguenza di un’azione gestuale calibrata, ma carica di effetti casuali.  L’installazione si compone di tre specchi, oggetti magici e rituali in molte culture, sui quali sono fissati gli scatti fotografici delle nebulose: ciascuna lunetta ospita uno specchio, ma è nella visione complessiva del trittico che si manifesta la forza e l’immediatezza dell’intervento.

La serie è frutto di un processo che conferma ancora una volta l’approccio multidisciplinare che caratterizza la ricerca di Goldschmied & Chiari: partendo infatti da un gesto performativo (il lancio di fumogeni colorati in studio), è coinvolta la fotografia (lo scatto dei fumi), per arrivare al trasferimento finale delle immagini su un supporto specchiante tramite una tecnica innovativa e segreta, quasi alchemica, che riesce a integrare totalmente la fotografia nella superficie.

Tre studi per un ritratto si pone così come una sequenza che mette in scena l’atto stesso del ritrarre un’idea, un viso, una sensazione, uno spazio architettonico; sono visioni che possono apparire come paesaggi esterni, atmosferici e naturali, ma anche come vedute interiori, potenziate dalle superfici riflettenti.

Le tre immagini scelte dalle artiste sono un’evocazione di quel processo psichico chiamato “pareidolia” che consiste nel ricondurre – attraverso un’elaborazione fantastica – percezioni incomplete a immagini illusorie dotate di nitidezza materiale: uno dei classici esempi di questo fenomeno si manifesta proprio in quell’attitudine inconscia, giocosa e infantile, che porta a immaginare profili di volti e forme di oggetti reali nascosti nella conformazione casuale delle nuvole.

Ed è la rappresentazione di quello spazio indefinito e astratto, posto al confine tra l’immaginazione e la realizzazione di una figura, ad essere al centro della ricerca di Goldschmied & Chiari, come il titolo stesso del progetto dichiara: lo “studio”, infatti, nel disegno è la fase preparatoria alla realizzazione di un ritratto, di un soggetto non identificato, che forse non verrà mai realizzato.

Nel progetto per Galleria Cracco questa ipotetica figura si “triplica” dando origine a immagini in movimento differenti, ulteriormente amplificate dai supporti specchianti: l’architettura vibrante della Galleria Vittorio Emanuele II si riflette così nell’installazione come in un onirico caleidoscopio, in cui è l’“occhio” del pubblico a trasformare l’opera attraverso l’atto del “guardare”.

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